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Meteore Ignoranti | Sforza, l’uomo che doveva mettere ordine

 «Sono un regista e, come caratteristiche, mi avvicino di piu’ a Lothar Matthaeus che a Roberto Baggio»
(Ciriaco Sforza dopo 30 birre)

La rubrica Meteore Ignoranti questa volta si concentrerà su Ciriaco Sforza, centrocampista di disordine degli anni 90-00.

Ciriaco iniziò la carriera da professionista con l’Aarau per poi passare nel 1990 al più blasonato club del Grasshoppers.D ebuttò appena sedicenne nella massima serie elvetica, diventando il più giovane professionista: un record. Divenne per lui il trampolino di lancio verso la Germania. Dopo svariati anni in Germania il desiderio di giocare in Italia è alto; dopo esser stato ad un passo dal Napoli nel 1990 pochi anni dopo passò all’Inter. 

Moratti accontenta l’allenatore svizzero Roy Hodgson che voleva a tutti i costi il centrocampista dal sorriso da papero e le gambe storte in nerazzurro. Il Presidente dapprima nicchia di fronte alle esose rischieste tedesche (17 miliardi di Lire), ma poi cede di fronte alle persistenti insistenze del mister inglese e soprattutto all’inspiegabile sconto che i dirigenti del Bayern sono disposti a fare all’Inter pur di liberarsi del centrocampista: solamente 5 Miliardi per il costo del suo cartellino. Il suo compito era quello di mettere ordine al centrocampo dell’Inter: farà invece ancor più confusione. Segnò all’esordio mettendo il sigillo alla vittoria contro l’Udinese.Quello resterà l’unico squillo di una stagione finita presto nel dimenticatoio. Lento e statico degno del miglior Thiago Motta, non aveva neanche molto senso della posizione: il piccolo regista, nonostante l’origine italiana, non riuscì infatti ad adattarsi ai ritmi della nostra Serie A. La sua avventura in nerazzurro fu segnata da una rivalità interna con l’inglese Paul Ince: si pestavano i piedi poiché giocavano nello stesso ruolo, regista centrale. Hodgson, ovviamente, preferì Sforza e dirottò Ince esterno, posizione che l’inglese odiava, tant’è che finiva regolarmente per sconfinare al centro, scontrandosi con Sforza e lasciando pericolosamente sguarnita la fascia. I due spesso litigavano in campo. Sforza rimase a Milano solo un anno: giocò 26 partite con 1 gol in campionato , 11 gare e 3 reti in Coppa Uefa, e 3 presenze in Coppa Italia. La sua ultima gara in nerazzurro coincide con la finale di Uefa persa ai rigori il 21 Maggio 1997 contro lo Shalke 04. 

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Dopo torno in Germania al Kaiserslautern ( con una parentesi al Bayern Monaco). Nella sua ultima stagione da giocatore disputa solo 7 gare, perché litiga con l’allenatore  Michael Henke; quindi, il 18 Ottobre 2005 rescinde il contratto, con 8 mesi di anticipo dalla scadenza, e resta inattivo fino al termine della stagione, quando annuncia il suo ritiro ufficiale per diventare allenatore, chiamato dalla dirigenza del Lucerna. E’ rimasto nella memoria dei tifosi nerazzurri per essere stato citato nel film del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo “Tre uomini e una gamba”. La scena: i tre si trovano in Ospedale a causa di un improvviso malore di Giacomo, che viene ricoverato. Ad un certo punto esce dalla stanza per andare in bagno, e indossa una maglia da gioco dell’Inter – per l’occasione usata come pigiama e prestatagli da Aldo – che riporta proprio il nome di Sforza. Giovanni: «Ma dai, pure tu, ma si può andare a dormire con la maglietta di Sforza?». E Aldo: «Eh, quella di Ronaldo era finita». 

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