'

Storie di calcio | Adriano, l’imperatore decaduto

Attaccante,brasiliano,velocità,dribbling e un sinistro micidiale. Adriano Leite Ribeiro agli inizi del 2000 era considerato colui che per anni sarebbe stato il numero 1 al mondo ma la fortuna gli ha remato contro. 

Il 14 agosto 2001 allo stadio Santiago Bernabeu Real Madrid e Inter e si affrontavano e, al 38′ del secondo tempo, un brasiliano allora 19enne entro in campo e fece vedere tutto quello che altri giocatori non riescono a mostrare in una carriera completa. Finte,dribbling, scatti brucianti con la difesa del Real allibita a guardarlo. Poi il capolavoro, una punizione conquistata al limite dell’area e dalla panchina Cuper che urlava “Fatelo provare” ed ecco la bomba all’incrocio dei pali e Casillas paralizzato e l’Inter espugnò il Bernabeu.

Nei mesi successivi passò alla Fiorentina e poi al Parma dove il talento esplose definitivamente. Sotto la guida di Cesare Prandelli  Adriano giocò 40 partite, mettendo a segno 25 gol. Sono sempre le punizioni calciate con la massima potenza sul palo del portiere a rendere Adriano un giocatore unico, un attaccante che per la stazza avrebbe potuto fare tranquillamente reparto da solo ma che non disdegnava le partenze dalle ali ed il gioco tipico della seconda punta, un giocatore completo. Nel gennaio del 2004 dopo il crack Parmalat passò all’Inter (lo aveva ceduto in comproprietà) che dovette sborsare 27 milioni di Euro. Il ritorno all’Inter fu stupendo, da gennaio a giugno l’Inter si guadagnò l’accesso in Champions grazie ai suoi 9 gol. La stagione successiva fu quella della consacrazione con ben 28 reti in 42 presenze di cui 9 in Champions. Nell’estate del 2004 vince la Copa America da protagonista assoluto , però da lì a poco successe qualcosa che stravolse per sempre la carriera del giocatore, la morte del padre Almir. Ecco le parole di Zanetti sull’accaduto: “Suo padre sapeva come controllarlo e farlo rigare dritto, ma purtroppo, nell’estate 2004, poco prima dell’inizio del campionato, precisamente durante il Trofeo Tim, ricevemmo la notizia della morte del papà di Adriano. Sono cose che ti cambiano la vita da un giorno all’altro. Ricordo che lo vidi piangere a dirotto, gettare via il telefono e urlare all’impazzata. Da quel giorno io e il presidente Moratti lo prendemmo sotto la nostra tutela, come fosse un fratello minore. Ad ogni gol segnato da quel momento Adriano ha sempre esultato guardando il cielo, commosso con le mani rivolte in preghiera. Ma purtroppo, dopo quella telefonata Adri non è più stato lo stesso. “.

Purtroppo da lì ci fu una discesa che culminò con il ritiro a soli 32 anni, ora è ripartito dagli USA dove ha già segnato 1 gol in 3 presenze. Resta il rammarico perché poteva essere l’attaccante più forte del mondo per anni: potenza,velocità e tecnica. Aveva tutto. 

Commenta:

Potrebbero interessarti anche...