'

Storie di calcio | Lev Yashin, la leggenda del ‘Ragno Nero’

Tra dribbling e tacchi, tra assist e scivolate, per una volta, il Pallone d’oro ha avuto un padrone piuttosto…particolare: Lev Yashin, il ragno nero

Yashin

Quando si parla di calcio, spesso si sottovaluta il ruolo del portiere, le cui parate, il più delle volte, risultano essere decisive ai fini del risultato. E invece i detrattori tendono facilmente a dimenticarne le prodezze, per sottolineare quelle che più comunemente vengono definite ‘papere’. Anche quando si tratta di consegnare un premio, si preferisce gratificare il talento e i goal di un attaccante, la classe e le finezze di un centrocampista o la solidità e la fisicità di un difensore. E il portiere? Quasi sempre dimenticato.

Ovviamente, ogni regola ha la sua eccezione. Dicembre 1963. Arriva il momento di assegnare il Pallone d’Oro: al terzo posto si piazza il bomber Greaves, goleador del Tottenham; sul secondo gradino del podio il ‘nostro’ Gianni Rivera. E il primo? Con 73 punti, la spunta il ‘Ragno Nero’ della Dinamo Mosca, Lev Ivanovič Yashin. Da quel momento, il vuoto assoluto. Perché sì, il portierone russo sarà l’unico estremo difensore capace di compiere quest’impresa a dir poco titanica.

Ma cosa avrà mai avuto Yashin di così speciale per meritare un simile riconoscimento? Il giocatore russo (che ha militato per tutta la propria carriera nella Dinamo Mosca) era famoso per i suoi riflessi felini, ma soprattutto è stato il primo portiere ad estendere il proprio raggio d’azione oltre l’area di rigore, guidando la difesa e trasformandosi difatti in un vero e proprio libero. Un’interpretazione assolutamente moderna. E’ stato anche un grande para-rigori: Italia-Urss del 10 Novembre 1963. Dopo la sconfitta dell’andata (0-2), gli azzurri dovevano compiere un’impresa per poter ribaltare il risultato. La gara non inizia nel migliore dei modi a causa del goal di Gusarov. Ma a mezz’ora dalla fine, le speranze sembrano riaccendersi: l’arbitro porta il fischietto in bocca ed indica il dischetto: è rigore per l’Italia. Dagli 11 metri si presenta  un giovane Sandro Mazzola: “Yashin era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra: potevo tirare dall’altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva Yashin.”
Il ‘Ragno nero’ aveva colpito ancora.

Commenta:

“Ci sono alcuni paesi e villaggi del Brasile che non hanno una chiesa, ma non ne esiste neanche uno senza un campo di calcio.”

Puoi seguirmi anche su Instagram dove racconterò altre storie: @footballandhistory

Marco Fiorentino

"Ci sono alcuni paesi e villaggi del Brasile che non hanno una chiesa, ma non ne esiste neanche uno senza un campo di calcio." Puoi seguirmi anche su Instagram dove racconterò altre storie: @footballandhistory

Potrebbero interessarti anche...